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I posti migliori per tramonti indimenticabili sul mare italiano: selezione fuori dai soliti itinerari

Niccolò Piccinidi Niccolò Piccini· 11/08/2026 11:25
I posti migliori per tramonti indimenticabili sul mare italiano: selezione fuori dai soliti itinerari

Ho imparato che un tramonto vale doppio quando arrivi col fiato buono, dopo qualche curva di sterrato e il profumo della macchia che cambia con il vento. Vengo dalla costa toscana e la percorro spesso in bici, a caccia di lidi nascosti dove il sole scivola nel mare senza platee affollate. Qui trovate i miei posti del cuore, fuori rotta, con indicazioni chiare su come raggiungerli, quando andarci e cosa evitare. Pochi fronzoli: obiettivo sedersi in silenzio, vedere l’acqua che si fa rame, poi una sosta in una piccola osteria per chiudere la serata.

Costa toscana, tramonti tra macchia e scogli

Buca delle Fate (Populonia, LI). La scogliera scende a gradoni e il sole si appoggia alle punte rocciose disegnando sagome nere perfette. Io lascio la bici nella pineta di Baratti e faccio l’ultimo tratto a piedi: 20–25 minuti su sentiero con radici e brevi rampe. Meglio arrivare 45 minuti prima del tramonto per scegliere la spianata giusta e calcolare la risalita con luce residua. Se soffia Maestrale, l’aria è trasparente e si vedono l’Elba e, nelle giornate migliori, la Corsica. Dopo, a Populonia alta, una piccola osteria serve palamita in umido: niente vista mare, ma sapori che raccontano la costa.

Mi è capitato di recente di accompagnare un lettore che temeva la discesa: bastano scarpe chiuse e zaino leggero; evitate borse a tracolla che sbilanciano sul rientro. In piena estate le rocce mantengono calore: portate acqua per il dopotramonto, il refrigerio arriva tardi.

  • Itinerario in bici breve: Baratti – Reciso – inizio sentiero (6 km A/R, asfalto + sterrato compatto). Luci forti per il rientro.

Cala del Leone (Quercianella, LI). Sotto Castel Sonnino la caletta prende il sole fino all’ultimo. Parcheggi pochi: in bici è meglio. Dal ciglio della strada parte una traccia ripida nel bosco; il terreno può essere scivoloso per la sabbia fine. Io arrivo sempre 30 minuti prima dell’“ora d’oro” e mi posiziono sul lato sinistro, dove la roccia piatta consente di sedersi senza bagnarsi coi frangenti. Piccola dritta: se il mare è “da olio”, portate un telo scuro; le foto con controluce rendono molto di più con neri profondi.

Tirreno del Sud: Cilento, Basilicata e Costa Viola

Punta Licosa (Cilento, SA). La strada costiera tra San Marco e Ogliastro Marina è il mio nastro preferito a fine giornata. Da ciclista la prendo al calare: traffico quasi nullo, odore di pino e salmastro. Il tramonto si allinea con l’isolotto di Licosa; basta deviare verso le spiaggette sulla destra, dove la vista è pulita. Siamo dentro una Area marina protetta: rispettate i divieti, niente fuochi né campeggio libero. Dopo lo spettacolo, una trattoria informale nell’entroterra serve alici di menaica e pane caldo: rientro in 15 minuti, ma ricordate una frontale in tasca.

Cala Jannita – spiaggia nera (Maratea, PZ). Sabbia scurissima, pareti a picco e sole che tramonta esattamente davanti. La discesa è a scale; in alta stagione c’è un piccolo controllo accessi: andate tardi, dopo le 18:30. Il rientro al buio va pianificato: io porto sempre una mini lampada, perché gli ultimi tornanti in ombra ingannano. In acqua si resta spesso fino all’ultimo, quando il controluce disegna solo schiene e increspature. È uno di quei posti in cui il silenzio arriva da solo.

Tonnara di Palmi (Costa Viola, RC). Qui il nome dice tutto: al tramonto la scogliera vira al viola e le Eolie compaiono come quinte. Si arriva con facilità dalla stazione: ideale per un micro-itinerario treno + bici. Se c’è foschia, spostatevi di poche decine di metri lungo la spiaggia per cambiare l’angolo: spesso basta poco per staccare il disco solare dalla sagoma di Stromboli e ottenere la linea d’acqua pulita.

  • Errori da evitare: arrivare a ridosso del tramonto (perdi il posto migliore), sottovalutare il rientro al buio, ignorare i cartelli di accesso (multe salate nelle aree protette).

Isole e grandi orizzonti: Sardegna e Sicilia

Capo San Marco (Sinis, OR). Un faro, sentieri battuti dal vento e due mari a un passo. Io parcheggio la bici nei pressi della torre e faccio ad anello il promontorio a piedi. Scegliete il lato ovest per vedere il sole cadere sul mare aperto; con Maestrale la linea dell’orizzonte è tagliente. Attenzione alla protezione della costa: restate sui tracciati, le falesie sono friabili. Dopo, a San Giovanni di Sinis, una piccola osteria serve muggine affumicato e pane carasau: porzioni giuste per chi ha pedalato.

Stagnone di Marsala (TP). Non è un segreto in senso stretto, ma basta allontanarsi dai mulini più fotografati per trovare silenzio. A me piace il tratto di Birgi Vecchi, dove le vasche fanno da specchio e il sole si tuffa dietro le Egadi. Col vento, le vele dei kitesurfer entrano in silhouette. Andate con largo anticipo: con la luce piena si studiano riflessi e argini. L’aria salmastra incrosta: pulite la catena della bici la sera stessa, altrimenti il giorno dopo gratta.

Ionio di Puglia: saline, dune e fenicotteri

Salina dei Monaci – Torre Colimena (TA). Un lettore mi ha chiesto come evitare la folla a Punta Prosciutto a fine luglio. Risposta: si gira dietro, verso la salina. Il sentiero sabbioso corre tra i canneti e sbuca sul mare con vista aperta a ovest. Se siete fortunati, i fenicotteri si muovono a pochi metri e l’acqua diventa rosa quando il sole scende: non serve zoom, serve pazienza. Portate antizanzare, soprattutto senza vento. Dopo il tramonto, un chiosco sull’arenile fa panini con polpo piastrato: sapore pulito, prezzi onesti. Rispettate i passaggi: alcuni varchi sono chiusi per tutela secondo logiche simili alla Direttiva Habitat.

Dune del Lazio: l’ultimo sole su Pian di Spille

Pian di Spille – Riva dei Tarquini (VT). Dune larghe, pineta profonda e un tratto di litorale che, al tramonto, si svuota in fretta. Io arrivo dalla sterrata che scorre parallela al mare: fondo sabbioso ma pedalabile con gomme da 40 mm in su. L’ideale è appoggiarsi alla recinzione naturale delle dune, senza calpestarle: la vegetazione tiene insieme il sistema, bastano pochi passi fuori posto per farla cedere. Il sole cala al centro della baia e i colori restano più a lungo che altrove. Portate un maglioncino: qui l’escursione termica si sente.

Chiudendo la giornata, ricordate due regole pratiche che mi hanno salvato spesso: mai affidarsi solo al telefono per l’illuminazione (una frontale leggera pesa nulla e fa la differenza) e sempre una borraccia extra per il rientro, anche se “manca solo mezz’ora”. Il mare di sera inganna i tempi e allunga i passi.

Se volete replicare questi tramonti in bici, pianificate a ritroso: orario del sole, 45–60 minuti di margine, traccia scaricata offline, controllo vento. Con Maestrale puntate a scogliere e promontori; con bonaccia cercate specchi d’acqua come saline e lagune. Dopo, chiudete in una piccola osteria: pesce povero, vino locale, e la sensazione di aver fatto la cosa giusta al momento giusto.

Niccolò Piccini
Niccolò Piccini

Niccolò Piccini ha percorso la costa toscana in bicicletta alla ricerca di lidi nascosti tra la macchia mediterranea. Esperto di percorsi cicloturistici, dettaglia nei suoi articoli itinerari che uniscono mare, natura e piccole osterie locali.