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Consigli per visitare le spiagge meno conosciute della Riviera Romagnola: cosa aspettarsi

Manuela Ridolfidi Manuela Ridolfi· 10/08/2026 15:12
Consigli per visitare le spiagge meno conosciute della Riviera Romagnola: cosa aspettarsi

All’alba, tra i pini di Classe, il sentiero fruscia sotto i sandali e la sabbia è ancora fresca. Il mare davanti al Bevano non ha fretta: respira lento, come chi conosce il valore del silenzio. È qui che mi piace cominciare le esplorazioni, quando i gabbiani ancora pattugliano la riva e i primi pescatori sistemano le canne. Sono cresciuta poco più a sud, a San Benedetto del Tronto, ma in Romagna ho ritrovato quell’alfabeto del mare che ti resta tra le dita, fatto di vento, sale e abitudini antiche. Da ex responsabile di uno stabilimento balneare, so bene quanto conti la comodità; eppure, per scoprire i tratti più autentici di questa costa, bisogna concedersi una deviazione dalla comfort zone.

Dove il mare si fa silenzioso: i tratti nascosti

La Riviera Romagnola è celebre per ombrelloni allineati e notti luminose, ma tra Ravenna e il Delta del Po sopravvivono spiagge dove il passo torna misura, e la battigia non è una passerella. La foce del Bevano, con la sua spiaggia libera della Bassona, è il punto d’accesso a un arenile selvatico, protetto da dune e macchia mediterranea. Poco più a sud, Lido di Dante custodisce un tratto storicamente frequentato dai naturisti: si arriva a piedi, attraversando la pineta, e già lungo il cammino si intuisce che qui vale un altro galateo, fatto di discrezione e rispetto.

Il corridoio di sabbia tra Lido di Classe e la foce offre panorami che cambiano con la luce: al mattino regna una calma quasi lagunare, al pomeriggio il garbino increspa la superficie e le dune ammansiscono il vento. Verso nord, Lido di Volano è un approdo più ruvido ma generoso, dove gli alberi si spingono fino alle retro-dune e gli stormi disegnano virate improvvise. Ancora oltre, verso Goro, lo Scanno accarezza il Delta come una virgola di sabbia chiara: qui la presenza dell’acqua dolce, in dialogo con l’Adriatico, crea geografie mobili e una fauna che profuma di salmastro e canneti.

Non serve però spingersi sempre ai confini del Delta. Intorno a Cesenatico, la pineta di Zadina offre pause d’ombra a due passi dall’acqua, e anche San Mauro Mare, fuori dalle rotte più rumorose, mostra mattinate sospese tra i richiami dei bagnini e il mormorio delle famiglie locali. Lontano dalla vetrina dei grandi lungomare, sono spiagge dove si torna per un gesto, un odore, una chiacchiera con chi il mare lo vive tutto l’anno.

Come arrivare e quando andare

Nelle spiagge meno conosciute, l’accesso fa parte dell’esperienza. Dimenticate l’auto sotto l’ombrellone: spesso si cammina tra i pini o lungo passerelle in legno, dieci, quindici, a volte quaranta minuti. È il prezzo, dolce, dell’isolamento. Parcheggi ordinati si trovano a Lido di Dante e Lido di Classe; da lì i sentieri guidano con chiarezza. Per il Bevano e le zone di protezione delle dune, i varchi sono segnalati e invitano a non improvvisare scorciatoie.

I tempi migliori? All’alba e dopo le cinque del pomeriggio, quando il sole si fa obliquo e la spiaggia ritrova il suo respiro. In piena estate, i weekend attirano curiosi, ma i tratti lunghi smistano gli arrivi, e la solitudine si guadagna con qualche passo in più. Il vento detta spesso l’umore dell’Adriatico: la bora pulisce l’aria e rinfresca, il garbino increspa e rende il bagno meno prevedibile. Le maree sono contenute, ma l’acqua può alzarsi o ritirarsi a seconda dei venti e dei canali interni, un equilibrio che regala banchi sabbiosi su cui fermarsi come su isole effimere.

Chi arriva in treno può scendere a Ravenna o Ferrara e contare su bici e bus locali, tenendo presente che le corse, specie fuori stagione, sono meno fitte. Una cartina offline e il telefono carico sono compagni da non sottovalutare, perché in qualche tratto la copertura vacilla e l’istinto non sempre basta.

Servizi essenziali: cosa aspettarsi davvero

Lontano dai lungomare, i servizi diventano essenziali e a tratti stagionali. Qualche chiosco spunta vicino ai parcheggi o ai lidi più frequentati, ma spesso il tratto migliore, quello dove il rumore si smorza, non ha né bar né docce. Portare acqua a sufficienza, frutta e qualcosa di salato può sembrare un dettaglio, finché il sole a picco non ricorda che l’Adriatico sa essere generoso ma esigente.

Sulle spiagge libere, il salvataggio può non essere attivo o distante: nuotare con buon senso e non oltrepassare i pennelli frangiflutti quando il mare si alza è una regola semplice che vale più di mille raccomandazioni. In giornate di mare calmo, le meduse compaiono come presenze aliene, trasparenti e lente. Di fronte a un incontro ravvicinato, meglio evitare acqua dolce e sabbia sulla pelle: l’acqua di mare e un gel lenitivo riportano tutto alla normalità in breve tempo.

La sabbia qui cambia umore con il meteo. Dopo una mareggiata, può farsi scura e densa, carica di residui vegetali, quella posidonia che nutre la spiaggia e la protegge. Non tutto ciò che il mare restituisce è un rifiuto: imparare a riconoscere il naturale dal superfluo è parte del gioco. Un ombrellone leggero o una tenda bassa, fissati bene, rendono sopportabile il sole di mezzogiorno, mentre una sacca stagna salva telefoni e documenti da schizzi e incertezze del bagnasciuga.

Dune, pinete e rispetto delle regole

Le dune sono archivi di sabbia e vento. Senza di loro, il mare si prenderebbe ciò che vuole più in fretta. Il fenomeno dell’Erosione costiera qui si vede a occhio nudo, specialmente dopo gli inverni più severi. Per questo i percorsi sono tracciati e chiedono disciplina: calpestare la vegetazione, spostare legni, aprire varchi improvvisati non è una bravata, è una crepa che nel tempo si allarga.

Le aree protette spesso ospitano il fratino, un piccolo limicolo che nidifica a ridosso dell’arenile. Lo segnalano cartelli e corde, ma la sua presenza merita un’attenzione in più, specie a inizio stagione. Anche i cani hanno regole: in alcuni tratti sono ammessi al guinzaglio e con orari precisi, altrove no. Le indicazioni della Capitaneria di porto e le ordinanze comunali valgono quanto il buon senso; informarsi prima di scendere in spiaggia evita equivoci e multe.

Quanto ai falò, l’immaginario romantico deve fare i conti con la realtà: quasi sempre sono vietati, come campeggio e accensione di fornelli tra la vegetazione. Meglio scegliere un tramonto lungo, una coperta e un thermos; il mare non ha bisogno di fuoco per scaldare le storie.

Piccoli rituali che fanno la differenza

Con il tempo, ognuno costruisce il proprio kit di sopravvivenza gentile. Io porto sempre crema solare resistente, un cappello a tesa larga e un telo scuro, che si scalda meno del bianco e non riflette a sproposito. Nello zaino, un repellente leggero per la pineta all’ora giusta, una maglia di cotone per il vento del rientro e un sacchetto per riportare a casa i rifiuti. Sembra ovvio, ma il mare si misura a partire dai gesti più piccoli.

Chi fotografa sa che le ore meno convenzionali sono le più generose: l’oro dell’alba sulla sabbia umida, l’azzurro denso del tardo pomeriggio, il controluce che disegna i ciuffi delle dune. Per chi nuota, i frangenti mattutini offrono spesso metri di acqua pulita e calma; per chi cammina, la battigia dura dopo la risacca è un tapis roulant naturale che non stanca.

Nei giorni di vento forte, gli occhiali da sole diventano scudi contro la sabbia e la borraccia si svuota più in fretta. Un cambio asciutto in auto o nello zaino evita ritorni rumorosi, e un libro leggero insegna la pazienza. Quando si incontra un pescatore di vongole o un bagnino fuori turno, ascoltare è sempre una buona idea: conoscono il mare come una stanza di casa e sanno leggere dettagli che agli altri sfuggono.

La misura giusta della lentezza

Ogni litorale ha un proprio ritmo, e qui è la lentezza a dettare la cadenza. Le spiagge meno conosciute non promettono comodità immediate, ma regalano tempo integro. All’inizio può sembrare scomodo cercare parcheggio lontano, contare i passi nel bosco, convivere con l’assenza di un chiosco a portata di mano. Poi, però, quella distanza diventa spazio mentale, e il suono dell’acqua, quando arrivi, ti sembra più netto.

Alla fine della giornata, mentre raccolgo l’asciugamano e setaccio la sabbia dalle dita, ripenso alla strada dell’andata. Mi accorgo che gli aghi di pino, la luce obliqua e i silenzi tra una duna e l’altra hanno già costruito ricordo. Non è nostalgia, è un patto. Lo stesso che, da ragazza, ho stretto sulle spiagge marchigiane, quando ho capito che il mare non si visita, si frequenta. Anche qui, lungo queste coste di Romagna, il segreto è tutto in quell’accordo semplice: arrivare con rispetto, restare con misura, andare via lasciando intatto ciò che ci ha accolti.

Manuela Ridolfi
Manuela Ridolfi

Manuela Ridolfi è cresciuta tra le spiagge di San Benedetto del Tronto, sviluppando una passione innata per il mare e le tradizioni costiere. Ex responsabile di uno stabilimento balneare, racconta curiosità e itinerari che solo chi ha vissuto quotidianamente il litorale può conoscere.